
La terza esclusione consecutiva dal Mondiale è un verdetto impietoso che non lascia più spazio a scuse o giustificazioni. È il segno inequivocabile di un fallimento che viene da lontano. L'ennesima caduta del sistema calcio in Italia non può essere più liquidata con la solita caccia all'uomo: puntare il dito contro il Ventura, il Mancini o il Gattuso di turno, o cercare il colpevole in un Bastoni qualunque, è un esercizio sterile che serve solo a nascondere la polvere sotto il tappeto. Se vogliamo ridare linfa al nostro movimento, dobbiamo avere il coraggio di una rifondazione totale, partendo dalle fondamenta.
Rimettere il pallone al centro: tecnica e fantasia
Il primo passo è un’inversione di rotta culturale: dobbiamo tornare a prediligere la tecnica al fisico, la fantasia alla tattica. Negli ultimi anni abbiamo costruito atleti, dimenticandoci di formare calciatori. Nei settori giovanili la parola d'ordine deve tornare a essere una sola: divertimento. Senza la gioia di giocare, il talento appassisce sotto il peso di schemi precoci e pressioni inutili.
Maestri, non sergenti
Serve una classe di allenatori qualificati che sappiano "insegnare" calcio ai ragazzi, non solo gestire una partita. Il ruolo dell'istruttore nei vivai è quello di un educatore al gesto tecnico, capace di stimolare l'estro e non di reprimerlo in nome di un risultato domenicale che, a quell'età, non conta nulla.
Il coraggio del rischio e il valore del merito
Non dobbiamo avere paura di lanciare i giovani che hanno qualità. L’esperienza si fa sul campo, pagando anche il dazio di qualche errore, ma è l'unico modo per far crescere una nuova generazione di campioni. Soprattutto, alla base di ogni scelta devono esserci i meriti e non le conoscenze. Il "sistema dei favori" è il cancro che toglie speranza a chi vale davvero ma non ha i contatti giusti.
Azzerare per ripartire
Inutile cambiare l'arredamento se le fondamenta della casa sono marce. Bisogna avere il coraggio di azzerare i vertici per ricostruire basi solide. Solo così potremo smettere di cercare colpevoli nelle singole prestazioni e tornare a essere protagonisti. Il calcio italiano ha bisogno di aria nuova, di competenza e, soprattutto, di tornare a far innamorare i ragazzi negli oratori e nei piccoli club di provincia.
Ripartiamo da qui, o resteremo a guardare gli altri vincere ancora per molto tempo.


