Sport in lutto, ci lascia Orazio Rancati

Calcio

Orazio Rancati (a dx) con Luis (Luisito)Suarez



Per lo sport valtellinese è un giorno triste, ci ha lasciato da qualche ora uno dei più grandi calciatori e sportivi locali: Orazio Rancati. 83 anni, morbegnese di nascita, Rancati ha lasciato ricordi indelebili in tutti gli amanti del calcio prima da calciatore professionista e poi al Sondrio che lo vide ricoprire sia il ruolo di giocatore che di allenatore dal 1973 al 1987. Con Rancati alla guida la formazione del capoluogo ottenne la promozione in Interregionale nel 1981, una squadra che contava tra l'altro su Paolo Bordoni, Cesare Del Gener ed Enzo Tognini. I funerali si svolgeranno giovedì a Sondrio, in Collegiata, alle 10,30. Da parte nostra le più sentite condoglianze alla famiglia. Di seguito riproponiamo l'articolo pubblicato su sportsondrio il 9 marzo 2020 per celebrare i suoi 80 anni. 

Nato a Morbegno il 9 marzo 1940 Orazio Rancati è stato un protagonista del pallone negli anni 60 e 70. L'Inter e la Nazionale Olimpica hanno rappresentato il punto più alto della sua carriera, ma ha lasciato ovunque grandi ricordi. Giocatore offensivo atipico, una sorta di Zola dei tempi più recenti, all'Inter è arrivato giovanissimo e il 18 ottobre 1959 al debutto ha realizzato il suo primo gol contro la Fiorentina. Stava nascendo la squadra che sotto la guida di Helenio Herrera avrebbe dominato il mondo ma per Rancati il destino aveva in serbo altre strade. Dai nerazzurri il passaggio al Genoa, poi Reggiana, Civitanovese, Triestina, Cesena, Imola. Nel 1969 l'approdo alla Parmense che l'anno dopo divenne Parma. E proprio a Parma divenne l'idolo della tifoseria, una curva gridava "Ranca Ranca Ranca" e l'altra rispondeva "Leon Leon Leon". Con il Parma ha realizzato 41 reti, tra questa la millesima della società emiliana di testa contro il Seregno, risultando per due volte il miglior marcatore dei crociati. Terminata l'avventura a Parma c'è ancora spazio per una stagione ad Asti prima del ritorno in Valtellina con il ruolo di allenatore-giocatore del Sondrio. Il rapporto con la Nazionale italiana è legato alle Olimpiadi di Roma nel 1960. Un'avventura condivisa con personaggi del calibro di Giovanni Trapattoni, Giacomo Bulgarelli, Gipo Viani e Nereo Rocco. Un solo grande rimpianto, il gol fallito nei quarti di finale contro la Jugoslavia nei tempi supplementari, un palo a porta quasi vuota che pesò moltissimo. La sfida si concluse in pareggio e la monetina permise agli slavi di accedere alle semifinali.